BUCKY IL RONDONE

BUCKY IL RONDONE

Prima di raccontarvi questa storia occorre una premessa: non tutti sanno che, mentre la maggior parte dei nidiacei imboccano e addestrano la prole anche dopo l’abbandono del nido, ciò non accade per i rondoni, i quali, lo lasciano solo quasi adulti, il loro istinto li guida nel volo, nella  caccia agli insetti e migrazioni, senza aver avuto l’insegnamento dei genitori. Vivono quasi perennemente volando (possono addirittura dormire in volo) e si posano solo quando nidificano. I piccoli di rondone caduti dal nido quindi non possono essere alimentati dai genitori, a differenza degli altri uccellini, vanno soccorsi, portandoli in centri specializzati o informandosi bene in merito allo svezzamento,  ricordandosi che non possono vivere reclusi, morirebbero….sono uccelli migratori, devono essere assolutamente liberati.

Una sera di luglio mio marito, rientrando a casa dal lavoro in moto, si è presentato estraendo dallo zaino una scatoletta forata con all’interno un cucciolo di rondone dicendomi “era in mezzo alla strada, me l’hanno portato sapendo che noi siamo animalisti… come avrei potuto abbandonarlo!!!”…probabilmente i forti venti del giorno precedente l’avevano strappato dal nido prematuramente. Ci siamo subito attivati prima idratandolo con il contagocce, poi informandoci tramite la “Lipu” come alimentarlo in modo corretto, dove collocarlo e come capire quando sarebbe stato pronto per la vita indipendente…Abbiamo dovuto superare il ribrezzo di fornirgli camole vive, del quale fortunatamente se n’è occupato principalmente mio figlio, puntandosi la sveglia il mattino presto e imboccandolo ogni 3-4 ore. In realtà si è proprio fatto carico di tutto, anche della preparazione dello scatolone semi-oscuro che l’ha ospitato fino al termine dello svezzamento (circa 10 giorni). Quando le piume delle ali chiuse hanno superato la lunghezza della coda, ha iniziato ad essere agitato, aprire le ali e cercare di arrampicarsi alla scatola, ciò ci ha fatto capire che iniziava a soffrire la reclusione. Il primo tentativo di volo non è andato a buon fine, probabilmente le ali non erano completamente sviluppate…dopo un piccolo e basso volo in giardino si è aggrappato goffamente al fico scivolando e atterrando sull’erba. Abbiamo atteso alcuni giorni, pesandolo costantemente e facendogli fare esercizi di rinforzo alle ali; in seguito a un’ulteriore consultazione con il centro recupero animali selvatici di Vanzago, sapevamo che era finalmente pronto, consapevoli a malincuore di dovercene separare per il suo bene.

Ci siamo recati al parco, in una radura immensa, mio figlio l’ha estratto dalla scatola, ha aperto le mani e l’ha lasciato andare…è stata un’emozione forte, prima incerto, poi prendendo sempre più sicurezza e altitudine; l’abbiamo visto sparire tra le nuvole….non neghiamo un pò di malinconia, ma allo stesso tempo gioia per lui e soddisfazione per aver assolto il nostro compito…buon viaggio Bucky.

 

 

 

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